Bilancio

Relazione del Consiglio di Amministrazione sulla gestione

Signori Soci,
le prospettive delle economie avanzate risultano in lieve miglioramento, mentre la persistente fase di debolezza dei paesi emergenti frena l’espansione degli scambi globali, contribuendo a deprimere i prezzi delle materie prime, in particolare i prodotti petroliferi.
Anche le rinnovate tensioni economiche e finanziarie del mercato cinese, alimentano incertezze sull’effettiva ripresa dell’economia mondiale. Negli Stati Uniti ed in Giappone, l’attività economica nella seconda parte dell’anno ha segnato un miglioramento superiore alle attese. Nell’Area Euro la crescita rimane fragile, con la ripresa sostenuta in gran parte dalla domanda interna, mentre risulta in contrazione l’interscambio con l’estero, in particolare le esportazioni registrano un sensibile rallentamento. Nei principali Paesi emergenti, il quadro congiunturale resta debole ed eterogeneo, con il trend che rimane positivo in India, incerto sia in Russia che in Cina, mentre si acuisce la fase recessiva in Brasile. Le prospettive configurano una graduale ripresa dell’attività economica mondiale, anche se le ultime previsioni indicano uno scenario in rallentamento, dovuto in parte alla contrazione in atto dei prezzi delle materie prime.
L’inflazione al consumo rimane debole nelle economie avanzate, mentre si mantiene elevata in Russia e in Brasile. Sul fronte della politica monetaria, la recente decisione della Fed di aumentare i tassi d’interesse di 25 punti base, dopo 10 anni di politica monetaria espansiva, ha avuto un impatto contenuto sui mercati finanziari e valutari internazionali. Nel complesso, nelle economie avanzate, la dinamica dei tassi rimane fortemente espansiva, come anche in quelle emergenti, dove le Autorità monetarie stanno introducendo misure di stimoli all’economia.

Nell’area euro prosegue la ripresa economica anche se il ciclo continua a rimanere debole, con il trend che registra una sostanziale omogeneità tra i maggiori Paesi dell’eurozona. La maggior contribuzione al PIL è fornita dalla domanda interna sostenuta dalla spesa delle famiglie, dalla variazione positiva delle scorte e dal nuovo rialzo delle importazioni, rallentano invece gli investimenti, mentre le esportazioni risultano in controtendenza, con gli ultimi dati che registrano una contrazione. In dicembre l’indicatore €-coin elaborato dalla Banca d’Italia, che stima la dinamica di fondo del PIL dell’area euro, ha segnato il livello più alto dal luglio 2011. La ripresa dovrebbe proseguire anche nel prossimo biennio, continuando però a mantenersi su livelli moderati. Sulle prospettive di crescita, pesano le incertezze legate alla ripresa della L’Economia Internazionale e Nazionale domanda estera, in particolare quella dei Paesi emergenti, all’andamento del prezzo del petrolio e alle tensioni sul fronte geopolitico, fattori che potrebbero ostacolare la ripresa dei consumi, e più in generale, l’attività economica globale.
Positivo il dato sulla fiducia delle imprese e delle famiglie, che migliora ulteriormente, sostenuto dai dati provenienti dal settore occupazionale. Il quadro inflazionistico resta debole, con il dato che rimane su valori frazionali largamente inferiori agli obiettivi fissati dalla BCE, anche al netto delle componenti più volatili. L’indice risente dell’andamento negativo della componente energetica e in misura minore del calo dei prezzi dei prodotti alimentari. Secondo le stime l’inflazione dovrebbe salire intorno all’1% a fine 2016. Prosegue la politica monetaria estremamente distensiva da parte della BCE, intervenuta con ulteriori pacchetti di misure a sostegno dell’economia. Tra i diversi interventi, l’ulteriore riduzione dei tassi sui depositi effettuati da banche presso l’Eurosistema, con i rendimenti che già negativi, calano ulteriormente a fine anno attestandosi allo -0,30%; tra le altre decisioni, l’estensione della durata del programma di acquisto dei titoli e l’ampliamento della gamma di quelli ritenuti ammissibili, nonché la possibilità da parte della Banca centrale di procedere al reinvestimento dei titoli rimborsati, attraverso l’ulteriore acquisto di strumenti finanziari.
L’abbassamento dei tassi sui depositi presso l’Eurosistema si è gradualmente riflesso sul mercato monetario con i rendimenti che hanno registrato un’ulteriore flessione. Le misure di politica monetaria si sono trasmesse sul mercato del credito, con i prestiti alle imprese in incremento nell’ultima parte dell’anno, ed il costo che cala ulteriormente registrando livelli di minimo storico. Nell’ultima parte dell’anno, l’ulteriore calo dei prezzi petroliferi e le rinnovate incertezze sulle prospettive di crescita dell’economia cinese, hanno fatto riemergere tensioni sui mercati finanziari, in particolar modo in quelli emergenti, dove a fronte delle vendite di titoli è seguito un deflusso di capitali a favore di mercati connotati da un minor grado di rischio. Le misure straordinarie di politica monetaria messe in campo dalla BCE, hanno favorito l’ulteriore restringimento degli spread sui titoli sovrani della zona euro, in particolare in Italia, Spagna ed Irlanda. Le diverse decisioni di politica monetaria adottate dalla Fed e dalla BCE, si sono riflesse sui tassi di cambio delle corrispondenti divise, con l’euro che rispetto all’anno precedente registra un deprezzamento di circa il 10%.

In Italia pur rimanendo debole mostra segnali di graduale ripresa. Il calo delle esportazioni, determinato dalla contrazione della domanda dei paesi extraeuropei, è compensato in parte dalla domanda interna favorita da una ripresa dei consumi e dalla ricostituzione delle scorte. Si confermano i segnali positivi nell’attività manifatturiera e dei servizi, inoltre anche il settore delle costruzioni dopo la lunga e profonda fase recessiva mostra segnali di stabilizzazione. Le prospettive del settore degli investimenti invece rimangono ancora incerte. Secondo gli indicatori prospettici, la ripresa dovrebbe ulteriormente consolidarsi nel corso del 2016. La redditività delle imprese risulta in miglioramento, con il fabbisogno finanziario che continua a calare grazie all’aumento della capacità di autofinanziamento.
La moderata ripresa in atto e le migliorate aspettative per il 2016, hanno favorito l’ulteriore incremento della fiducia delle imprese, pur permanendo le incertezze sul fronte della domanda estera e sulla ripresa degli investimenti. La dinamica dei prezzi ha ripreso a contrarsi nell’ultima parte dell’anno, a causa del calo dei prezzi dei prodotti energetici, con il tasso d’inflazione che rimane sui livelli minimi. Il credito alle imprese, dopo quattro anni di stagnazione, registra un incremento significativo nell’ultima parte dell’anno; positivo anche il ricorso al finanziamento attraverso lo strumento obbligazionario. Dal lato delle famiglie prosegue la ripresa dei consumi, in misura maggiore nel settore dei beni durevoli. Segnali positivi si manifestano oltre che sul reddito disponibile anche sulla propensione al risparmio, beneficiando delle recenti misure adottate sul fronte occupazionale. L’indice di fiducia si attesta su livelli storicamente elevati. La stabilità politica e l’azione indirizzata a politiche di riequilibrio dei conti ed al rilancio dell’economia, anche attraverso il processo di riforme in atto, ha permesso la stabilità dei rendimenti dei titoli pubblici e il mantenimento a livelli di minimo storico.

Nel corso del 2015 il quadro economico della nostra regione ha evidenziato lievi segnali di recupero, con prospettive di ulteriore rafforzamento nel corso del 2016, anche se in maniera eterogenea tra i diversi settori produttivi. La produzione industriale è stata trainata dalle industrie chimiche e farmaceutiche, che insieme rappresentano circa la metà delle esportazioni regionali, mentre il settore delle costruzioni, particolarmente colpito dalla crisi, non manifesta ancora segnali di ripresa. Il Turismo continua a trainare il settore dei servizi. Migliorano anche i consumi delle famiglie, con gli acquisti in crescita sia nel comparto alimentare che in quello dei beni durevoli. Nonostante le misure adottate sul fronte occupazionale, le condizioni del mercato del lavoro continuano ad evidenziare situazioni di criticità, non mostrando ancora gli auspicati segnali di ripresa. I prestiti bancari risultano in leggera crescita, con la dinamica sostenuta soprattutto dalla grande industria per il sostegno finanziario alle opere di carattere straordinario. Anche i prestiti alle famiglie registrano un aumento, ma riferito quasi esclusivamente alla componente mutui per acquisto abitazioni, mentre le altre tipologie continuano a ristagnare.
Migliorano le condizioni di accesso al credito con i tassi d’interesse che continuano a calare. La qualità del credito continua a degenerare, pur se in rallentamento, con le sofferenze che in rapporto ai prestiti incrementano, sia in riferimento ai dati di stock che ai nuovi flussi. Alla fine del primo semestre del 2015, la percentuale dei crediti deteriorati in rapporto al totale dei prestiti, si è portata al 26,1% per le imprese e al 10,5% per le famiglie (rispettivamente dal 25,4% e 10,2% della fine del 2014). Prosegue il consolidamento della raccolta bancaria, sotto forma di depositi e conti correnti nonostante l’ulteriore calo dei tassi. Incrementa anche la raccolta indiretta, in particolare quella investita in quote di OICR, risultato dovuto in parte alla riallocazione dai titoli di stato, sfavoriti dal basso livello dei tassi di remunerazione.