Bilancio

Relazione del Consiglio di Amministrazione sulla gestione

Signori Soci,
le condizioni dell’economia globale sono leggermente migliorate. Le prospettive evidenziano tuttavia situazioni di incertezza, in particolare quelle legate alla futura politica economica della nuova amministrazione americana, con la possibilità che l’adozione di misure protezionistiche possano creare restrizioni di carattere commerciale con effetti negativiper l’intera economia mondiale, in particolare nelle economie emergenti.
Negli Stati Uniti, la ripresa economica risulta in accelerazione, con i dati sul PIL migliori rispetto alle attese, grazie al contributo delle esportazioni nette e l’espansione dei consumi interni. Un ulteriore sostegno alla crescita potrebbe derivare dagli annunciati stimoli fiscali da parte del nuovo governo.
In Giappone l’economia mostra segnali di rallentamento a causa della persistente debolezza sia dei consumi interni che degli investimenti; gli ultimi indicatori denotano un quadro congiunturale ancora incerto. Nel Regno Unito, i timori legati all’esito del referendum sull’uscita dall’Unione Europea non hanno influito sull’andamento dell’economia, con la crescita che rimane sostenuta, ed in ulteriore accelerazione nell’ultima parte dell’anno. Rimangono tuttavia incertezze per le ripercussioni economiche che la brexit potrebbe comportare nel medio-lungo periodo.
In Cina, la crescita si è mantenuta stabile, favorita dallo stimolo fiscale e monetario. Permangono i rischi di correzioni al ribasso per l’elevato indebitamento del settore privato e la possibilità di un calo delle quotazioni immobiliari, fortemente salite negli ultimi due anni.
In India il PIL ha continuato a salire a ritmi sostenuti, nonostante la moderata crescita industriale e i consumi in rallentamento, mentre in Russia le spinte recessive si sono attenuate grazie alla risalita del prezzo
del petrolio.
In Brasile il quadro congiunturale rimane assai incerto con la recessione che non mostra alcun segnale di ripresa.
In prospettiva, pur permanendo situazioni di incertezza, la crescita mondiale dovrebbe ulteriormente rafforzarsi nei prossimi anni, in misura maggiore per le economie avanzate.
L’inflazione al consumo rimane contrastata a livello globale, registrando una ripresa nelle economie avanzate, soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito, mentre si contrae nella gran parte delle economie emergenti. Sul fronte della politica monetaria aumentano le aspettative di un rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti, mentre rimangono confermate le misure espansive nei paesi emergenti a sostegno delle economie ancora in difficoltà.
All’indomani delle elezioni presidenziali USA, le attese di crescita dell’economia americana -a fronte del cambio di politica di bilancio- orientata a sostenere le imprese anche attraverso forti stimoli di natura fiscale,
hanno favorito la riallocazione dei portafogli dalle obbligazioni alle azioni, con la borsa americana che dai primi di novembre, ha invertito il trend, registrando un significativo aumento dei corsi, esteso anche alle borse europee, seppur in misura più contenuta. La divergenza delle politiche monetarie si è riflessa sui tassi di cambio con il dollaro che si è apprezzato sia nei confronti dell’euro che delle valute dei paesi emergenti.
Nell’area euro la crescita, seppur moderata, inizia a mostrare segnali di consolidamento, soprattutto per i maggiori paesi, favorita principalmente dalla domanda interna e dai consumi delle famiglie. In controtendenza la componente degli investimenti e dell’interscambio con l’estero, entrambi in contrazione.
Le più recenti stime indicano un trend in ulteriore rafforzamento nel corso del 2017.
L’inflazione, pur rimanendo su livelli assai contenuti inizia a mostrare segnali di graduale ripresa, favorita principalmente dal rialzo delle componenti energetiche ed alimentari. La dinamica di fondo rimane ancora instabile anche se i rischi deflattivi dovrebbero essere in gran parte rientrati. La variazione risulta più elevata in Germania e Spagna mentre in Italia permangono ancora segnali contrastanti.
Nel complesso il rialzo dei prezzi a livello armonizzato dovrebbe rimanere contenuto anche nei prossimi anni, a livelli inferiori a quelli previsti dal patto di stabilità.
Prosegue la politica monetaria estremamente espansiva da parte della BCE, sia sul fronte dei tassi di interesse, sia con la prosecuzione delle misure straordinarie, come la recente decisione di estendere, almeno per tutto il 2017, il programma di acquisto di titoli e comunque sino a quando il rialzo dell’inflazione non avrà mostrato segnali di stabilizzazione. Inoltre, con la finalità di stimolare l’offerta di credito a supporto dell’economia reale, a decorrere dalla fine del primo semestre del 2016, la Banca Centrale ha lanciato una nuova operazione di rifinanziamento a più lungo termine (TLTRO 2). A fine dicembre è stata regolata la terza delle quattro tranche previste dal programma, che complessivamente ha comportato finora un’erogazione di fondi al sistema per oltre 500 miliardi di euro.
Prosegue l’espansione del credito, sostenuta dal basso costo dei finanziamenti, con i tassi che dopo essersi fortemente ridotti nell’ultimo anno, si sono stabilizzati sui livelli minimi dall’avvio dell’Unione monetaria. In Italia il PIL, dopo l’accelerazione avvenuta nei mesi estivi, ha continuato a crescere anche nell’ultima parte dell’anno, in linea con l’andamento degli altri paesi dell’area, seppur in misura minore. A sostenere la crescita hanno contribuito le componenti della domanda interna e degli investimenti, mentre sono risultati in controtendenza sia i consumi delle famiglie che l’interscambio con l’estero, con il trend in rallentamento. In prospettiva la crescita dovrebbe proseguire seppur a ritmi contenuti.
L’inflazione mostra segnali di ripresa tornando su livelli appena positivi alla fine del 2016. A sostenere la dinamica contribuiscono il rialzo registrato nel comparto alimentare e nei trasporti, come anche i prezzi dei prodotti energetici, dove la contrazione è in deciso rallentamento.
L’inflazione di fondo rimane tuttavia debole, a causa degli ampi margini di capacità produttiva inutilizzata e della debolezza della dinamica salariale.
L’attività industriale continua a crescere, seppur a ritmi inferiori nell’ultima parte dell’anno, trainata dalla componente macchinari ed attrezzature e dai mezzi di trasporto. Segnali di stabilizzazione provengono dal comparto immobiliare con il numero delle compravendite in rialzo ormai da diversi trimestri, come anche il prezzo delle abitazioni che seppur in misura modesta, denota un incremento. In controtendenza gli investimenti in costruzioni che continuano a registrare una dinamica in contrazione.
La fiducia delle imprese rimane su livelli storicamente elevati, anche per il comparto delle costruzioni nonostante il permanere di una situazione di debolezza.
Prosegue il recupero di competitività delle imprese italiane, favorito dal recente deprezzamento dell’euro, e migliorano i dati sulla redditività delle imprese che beneficiano anche della diminuzione della spesa per interessi.
Nel corso del 2016 i consumi delle famiglie hanno registrato un trend in crescita, oltre ad un graduale incremento della propensione al risparmio, beneficiando di un aumento del reddito disponibile. La spesa ha interessato maggiormente i beni di consumo e i servizi, mentre l’acquisto di beni durevoli segna un rallentamento.
Migliora il dato relativo al debito delle famiglie, che in rapporto al reddito disponibile registra una contrazione, come anche l’indice di fiducia viene visto in crescita.
La dinamica occupazionale, dopo aver confermato segnali di miglioramento nella prima parte del 2016, denota un rallentamento nella seconda parte dell’anno, in particolare nel comparto del lavoro autonomo. Le ultime indicazioni segnalano un lieve incremento del tasso di disoccupazione, in particolare della componente giovanile. Nella nostra regione i segnali di ripresa già manifestati lo scorso anno, sono proseguiti nel corso del 2016 con l’economia regionale che ha registrato una moderata espansione. Nel complesso l’attività di investimento rimane debole a causa dell’ampio grado di capacità produttiva inutilizzata e l’incertezza del quadro geopolitico.
A trainare la ripresa dell’industria il settore metalmeccanico e le imprese orientate ai mercati esteri, mentre il settore farmaceutico, dopo l’espansione registrata negli scorsi anni, risulta in rallentamento per l’esaurirsi degli effetti di interventi straordinari. Le aziende di minori dimensioni hanno continuato a manifestare andamenti meno favorevoli.
L’aspettativa per le imprese è di una prosecuzione del miglioramento anche per i prossimi mesi.
Nel settore delle costruzioni la fase recessiva sembrerebbe essersi conclusa, ed emergerebbero segnali di ripresa, seppur deboli. Anche il mercato degli immobili residenziali mostra segnali di espansione, seppur in presenza di quotazioni ancora in calo. E’ proseguita la crescita dei servizi anche se si registra un rallentamento dei flussi turistici.
Segnali positivi provengono anche dal mercato del lavoro, con la fase espansiva che è proseguita nella seconda parte dell’anno, in particolare quella giovanile, sostenuta dagli incentivi occupazionali da parte del Governo, relativi agli sgravi contributivi sui contratti a tempo indeterminato. Nel complesso rispetto alla fine del 2015, il tasso di disoccupazione è calato.
La moderata ripresa del quadro congiunturale si è riflessa sull’offerta di credito, che risulta in crescita, in particolare nei confronti delle famiglie, dove si è registrato un aumento dei finanziamenti sia sotto forma di mutui che di credito al consumo, mentre la contrazione dei prestiti alle imprese mostra segnali di rallentamento. In prospettiva, la dinamica dei prestiti è vista in ulteriore rafforzamento.
La qualità del credito è rimasta stabile, con il tasso di ingresso in sofferenza per imprese e famiglie che si attesta ai livelli del 2015. Nel complesso l’incidenza dei crediti deteriorati in rapporto ai finanziamenti rimane a livelli elevati. Sul lato della raccolta la dinamica risulta in ulteriore crescita, con una riallocazione del risparmio verso forme di investimento a breve, connotate da un maggior grado di liquidità, con l’aumento della raccolta attraverso i depositi e i conti correnti, e l’ulteriore contrazione di quella in obbligazioni. L’espansione del credito, già in moderata ripresa, si è ulteriormente rafforzata negli ultimi mesi del 2016. La crescita tuttavia risulta contrastata, interessando soprattutto il settore delle famiglie sostenuto dal maggior reddito disponibile; si registrano a riguardo andamenti positivi sia sui prestiti al consumo che sul comparto dei mutui per acquisto abitazione, in linea con il rialzo delle compravendite.
La dinamica del credito risulta assai contenuta nel settore imprese con differenziazioni per settore di attività economica, risentendo della fase congiunturale ancora debole; in particolare si registra la crescita dei prestiti concessi alle società di servizi, in controtendenza quella nei confronti delle imprese manifatturiere, che si contrae leggermente, mentre la diminuzione risulta ancor più accentuata nel settore delle costruzioni. Nell’ambito della Raccolta bancaria, la dinamica registra una leggera contrazione con andamenti eterogenei tra le varie forme tecniche. A fronte dell’incremento delle forme tradizionali di raccolta, rappresentate dai depositi e conti correnti, prosegue il calo di quella obbligazionaria, in significativa contrazione rispetto al periodo precedente. Ad incidere sull’andamento delle varie forme di provvista anche il maggior ricorso da parte delle banche alle operazioni di rifinanziamento presso l’Eurosistema.
L’elevata liquidita presente nel sistema, frutto delle eccezionali misure espansive messe in atto dalla BCE, ha favorito l’ulteriore riduzione del costo della provvista, con il tasso medio sulla raccolta bancaria da clientela che a fine anno si attesta all’1%, in calo di 19 punti base rispetto al periodo precedente, mentre se raffrontato ai tassi di fine 2007, la contrazione risulta di 189 punti base (2007: 2,89%). Continua il calo dei tassi sui finanziamenti, con il costo del credito che si attesta su livelli minimi nel confronto storico. Il calo ha interessato sia le nuove erogazioni che le consistenze già in essere.
Il tasso medio sui prestiti a famiglie e società non finanziarie, è risultato a fine novembre 2016 pari al 2,90%, in flessione di 36 punti base rispetto a fine 2015, mentre se raffrontato ai tassi di fine 2007, la contrazione risulta di 328 punti base (tasso medio 2007: 6,18%). Il differenziale tra il tasso medio dei prestiti e quello della raccolta a famiglie e società non finanziarie si attesta, a fine novembre 2016, a 190 punti base, in flessione di 17 punti base rispetto alla fine del 2015, mentre se raffrontato con i valori di fine 2007, prima dell’inizio della crisi, la contrazione risulta di 139 punti base (spread di fine 2007: 329 p. b.).
Il miglioramento delle prospettive dell’economia si sta riflettendo favorevolmente sulla qualità del credito, con il flusso di nuovi crediti deteriorati che in rapporto al totale dei finanziamenti continua a ridursi. In particolare il dato delle sofferenze nette a fine ottobre, indica un miglioramento rispetto ai valori registrati alla fine del 2015, sia in termini assoluti sia in rapporto agli impieghi netti.
Risultano in aumento rispetto all’anno precedente sia il valore delle rettifiche apportate all’insieme dei crediti, sia i relativi tassi di copertura. Migliora il grado di patrimonializzazione delle banche, mentre la redditività si è ridotta sia per la contrazione del margine di interesse e dei servizi sia per un aumento dei costi, in parte dovuti alle contribuzioni ai fondi di garanzia dei depositi e di risoluzione e per l’attivazione di piani di incentivazione all’esodo del personale. Il quadro congiunturale fin qui delineato, ancorché evidenzi timidi segnali di ripresa, conferma il permanere di tutta la gravità di una crisi che per l’intensità e la durata non trova precedenti nella storia economica recente. Non si sono ancora manifestati decisi segnali di ripresa, si rilevano solo tenui sintomi di crescita, con i tassi d’interesse che hanno continuato la loro discesa, attestandosi su valori storicamente bassi. Questa dinamica, determinata da una politica monetaria fortemente espansiva, è in atto da un lungo periodo di tempo e sta influenzando negativamente la redditività bancaria, con il rischio che gli effetti possano incidere anche sulla stabilità del sistema creditizio.
Tale contesto ha inciso anche sulla redditività della Banca, costringendola ad operare con la necessità, da una parte di indirizzare le scelte strategiche al maggior presidio del rischio d’impresa, attraverso adeguati accantonamenti e rettifiche, e dall’altra con l’obiettivo di garantire la remunerazione al capitale di rischio. I risultati raggiunti dal punto di vista patrimoniale evidenziano una crescita dei crediti verso clienti, mentre dal lato della raccolta incrementa la componente non rappresentata da titoli, con un rallentamento delle emissioni obbligazionarie. Per quanto concerne il rischio di credito è da sottolineare la riduzione dei flussi di nuove posizioni deteriorate, mentre si rileva la ricomposizione tra le varie categorie dell’aggregato verso il comparto delle sofferenze, anche per effetto di quanto rilevato a seguito della recente visita ispettiva della Banca d’Italia. In relazione alla copertura dal rischio di perdite si è intervenuti comunque con adeguate svalutazioni dei crediti, accogliendo in parte le richieste della Banca d’Italia.
La Banca ha partecipato alla fine del primo semestre alla nuova operazione di rifinanziamento finalizzata a più lungo termine, lanciata dalla BCE (TLTRO 2) per fornire ulteriori stimoli all’economia europea. Questa operazione con vincoli meno stringenti delle precedenti ha permesso alla Banca di partecipare alla prima asta con l’assegnazione della quota richiesta e la chiusura anticipata dell’operazione precedente. Detta operazione è stata effettuata anche nell’ottica del risparmio in termini di interessi passivi per i prossimi quattro anni. Si sta valutando se e come partecipare all’ultima asta di rifinanziamento. Nell’ultima parte dell’anno si è proceduto alla costituzione di una società immobiliare denominata Real Estate Banca Popolare del Lazio S.R.L. interamente partecipata dalla Banca, che ha l’obiettivo di intervenire nelle sedi giudiziarie per sostenere il valore degli immobili a garanzia delle esposizioni della Banca nella fase di recupero coattivo. Nonostante dette criticità, l’analisi del conto economico evidenzia un risultato positivo, pur se in diminuzione rispetto allo scorso anno, ma sostanzialmente in linea con gli anni precedenti. Nel dettaglio si evidenzia la diminuzione del margine d’interesse, che comunque assicura una buona contribuzione al risultato d’esercizio. Anche le commissioni nette fanno rilevare una dinamica in calo rispetto allo scorso anno.
La componente finanziaria mantiene un buon contributo al risultato complessivo, nonostante la diminuzione rispetto ai risultati brillanti conseguiti lo scorso anno. Relativamente agli strumenti finanziari strutturati ed in merito alle raccomandazioni informative manifestate dal Financial Stability Board per quelli ritenuti ad alto rischio, giova evidenziare che la Banca non detiene esposizioni della specie tra le proprie attività patrimoniali, in quanto le scelte aziendali sono da sempre improntate ad un atteggiamento di prudenza, privilegiando le attività tipiche del corebusiness aziendale. Il margine d’intermediazione, che rappresenta la capacità della Banca di creare valore con l’apporto delle componenti sin qui descritte evidenzia una contrazione, mantenendosi comunque su valori capaci di garantire un’adeguata copertura dei rischi, di assorbire i costi di funzionamento e assicurare una remunerazione per l’investitore.
Dal lato del rischio, la solvibilità delle posizioni è stata presidiata intervenendo con adeguate svalutazioni, analitiche e forfetarie. I costi operativi nel loro complesso evidenziano una diminuzione, seppure contenuta, rispetto allo scorso anno, nonostante l’intervento economico richiesto dalle autorità al sistema bancario per la contribuzione al Fondo di risoluzione delle crisi bancarie (BRRD) e al Fondo di tutela dei depositi (DGSD). Si rammenta anche la partecipazione all’intervento dello Schema Volontario del FITD a favore della Cassa di Risparmio di Cesena. Detto contributo, sulla base dei chiarimenti della Banca d’Italia, è stato contabilizzato come partecipazione indiretta nel portafoglio disponibile per la vendita (AFS), ma a seguito della valutazione fornita dallo Schema Volontario è stata rilevata una riduzione di valore che ha comportato l’imputazione della svalutazione nel conto economico.
Appare, inoltre, opportuno evidenziare l’ulteriore contributo richiesto dalla Banca d’Italia per la soluzione della crisi delle note quattro banche a cui è stata applicata la normativa del bail-in nel 2015, il cui prezzo di vendita è stato significativamente inferiore a quanto preventivato. Anche questo contributo è stato contabilizzato nel conto economico. Infine, la componente delle imposte sul reddito evidenzia un incremento dovuto principalmente all’incidenza sul valore dello scorso anno di poste non ricorrenti. Analizziamo di seguito gli aspetti salienti e significativi dell’operatività realizzata nel 2016.